VIVA TUTTO, MERAVIGLIOSA CRITICA SUL GIORNALE DELL’UMBRIA

Viva Tutto Giornale del'Umbria 22 Ottobre 2015

Viva Tutto Giornale del'Umbria 22 Ottobre 2015
Alla lettura di questo articolo non si può non rimanere senza parole. Dire che sono onorato è davvero dire poco, in realtà sono orgolioso, questa critica al concerto di presentazione di Viva tutto rappresenta la vetta della mia vita artistica.
Un grazie dal più profondo del cuore al Maestro Stefano Ragni.


IL TOCCO DI EGIDIO FLAMINI RIESCE A DARE AL PIANO UN SUONO BELLO E SOFISTICATO
SPOLETO – Come un Borges del pianoforte Egidio Flamini si aggira tra le pieghe della tradizione musicale per circuirla e sedurla. Trasformandola, ogni volta, in creatura nuova, metamorfica, babelica, dotata di un nuovo linguaggio. E’ così che l’Egidio spoletino ha fatto irruzione nella forma sonata, la più accademica e la più tomistica delle creazioni sonore dell’età moderna. E naturalmente l’ha “corrotta” secondo il suo evangelo, dotando i quattro movimenti strutturali di una loro specifica narratività. E’ quanto avvenuto nella prima parte del concerto che Flamini ha tenuto in Casa Menotti, come ultimo pannello della XIX edizione del Festival Pianistico di Spoleto, mai così ricco di appuntamenti, ben 38, e mai così sguarnito di quattrini. Tanto che il ringraziamento alla Fondazione Monini, proprietaria della storica dimora del Duca della musica dei Due Mondi è qualcosa di più di un atto dovuto. Linfa vitale del Festival sono stati gli spettatori che hanno occupato le 24 scomode sedie della sala che ospita lo Steinway del Maestro, strumento ormai reso gorgogliante dal passare del tempo: la levitazione del pavimento fa parte della rievocazione, ma certo qualche perplessità la desta.
Viva Tutto Giornale del'Umbria 22 Ottobre 2015
La Sonata dura una mezz’ora: è dedicata a una piccola bimba che non c’è più, e la rievocazione avviene soprattutto nella Marcia funebre tutta suonata sui tasti bianchi fino all’irruzione di un’idea secondaria in do diesis, ovvero il totale delle alterazioni, quasi a raffigurare una trasfigurazione. Un Allegro luminoso iniziale e un Minuetto dell’inquietudine fanno da contrappeso a un finale in moto perpetuo, intitolato L’oracolo dell’acqua, a significare che ogni dolore, alla fine, viene lavato dal moto universale della liquidità del tempo. Pagina superba, un vero percorso dall’oscurità del dolore alla luce della rarefazione, tutto mediato da un pianismo dolcissimo, sempre ottimisticamente votato allo smussamento delle sensazioni. Anima candida, quella di Flamini, che con lo stesso stupore si addentra nella poesia di Petrarca, il Sonetto 132 e il Cantico delle Creature di San Francesco, affidando alla voce registrata di Graziano Sirci la lettura dei testi. Ih chiusura il collaudato gruppo di variazioni sull’Inno alla Gioia di Beethoven tripudio di sonorità polpose per esaltare la strada che dall’amore sale nei cieli della meraviglia.